Outlet

Ieri sono stato in un outlet. Sono quegli enormi villaggi posticci costruiti nel mezzo di nulla, in cui dove prima c’era il nulla, adesso c’è un outlet e dove non si è esteso l’outlet, è rimasto il nulla, peggiorato di qualcosina. Sono quei villaggi in cui tu entri e dici: “OK al piano terra ci sono i negozi, ma in tutti i primi piani, dietro quei balconcini con i vasi di gerani, chi ci abita?” Probabilmente vi dimorano coloro che hanno inventato questi finti agglomerati urbani e, mentre mangiano e bevono e contano i soldi che salgono dalle casse di sotto, ridono e spiano gli ignari avventori (i signori McArthur e Glen). Gli outlet sono frequentati maggiormente da famiglie, in genere madre padre figlio figlia, e sono identificati facilmente in base alle seguenti caratteristiche: a Barberino del Mugello (FI) sfoggiano un corrente dialetto pescarese, a Città Sant’Angelo (PE) comunicano tra loro in invidiabile fiorentino. Che tu pensi che quando nasce un outlet, forse l’affare migliore lo fanno le Autostrade e gli Autogrill. E ritorni con la mente alla tua idea imprenditoriale di farne uno tra Capodimonte e Capodichino o anche tra Napoli e Canosa. Non è che poi all’outlet tu possa andare vestito in modo qualunque, ma c’è la tenuta da outlet. Vale a dire tutti i componenti della famiglia devono indossare abiti rigorosamente firmati. Le scarpe devono preferibilmente essere Hogan, chiuse e con para alta, anche ad Agosto. Non fa differenza padre o madre, meglio tutti e due, meglio se nelle tinte crema o blu. Il papà deve indossare una polo, con varie scritte cucite sopra delle più varie dimensioni e fogge, al punto che devi poter riuscire a malapena a definire il colore di base della polo stessa. Il colletto deve essere sollevato, e dietro la nuca si deve leggere una scritta. Che in effetti si leggerà diritta anche a colletto sollevato perchè l’astuto stilista sa che quella sarà una polo “da outlet”. Tutti devono portare a mano una shopping-bag di carta di uno dei negozi dell’outlet. Infatti i commercianti più lungimiranti si insediano all’ingresso principale, perchè, per non essere tacciati di “straccionismo”, le famiglie entrano al primo negozio e destra e comprano qualunque cosa capiti, pur di sfoggiare la shopping bag nei prossimi 10 chilometri di giri ripetuti in tondo. I pantaloni dell’uomo sono preferibilmente Jeckerson. Per quanto riguarda la donna, siccome si preannuncia una giornata estremamente faticosa, la tenuta, oltre alle Hogan di ordinanza, prevede jeans, con brillantini in tutte le zone possibili. Per quelle più zoccole, riconoscibili dal fatto che stanno sorridendo al ragazzo, mentre il marito sta firmando la ricevuta della carta di credito, i brillantini si distribuiscono nell’intorno delle zone erogene. T-shirt a piacimento e borsa firmata (Gucci o Louis Vuitton) di capienza minima 20 lt. sono obbligatorie. I bimbi invece, sono vestiti con abiti di Trussardi o anche Baci e Abbracci (un must che dimenticavo) nonostante tu li veda che al self service si cospargano il petto di pasta al pomodoro e che in tutti i negozi in cui entrano si struscino al pavimento. I genitori, molto furbi, scelgono per le mise di questi bimbi sempre colori chiari e tenui, perchè le macchie permettono di ricostruire alla sera più agevolmente il diario di quella splendida giornata.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...