L’ingrediente segreto

L’ingrediente segreto è quella cosa particolare che ti permette di giustificare un piatto che in realtà ti è venuto bene a culo. Quando gli invitati ti chiedono: “Ehi, sai che è proprio buono, ma che ci hai messo?”, in genere la laconica risposta è: “ho messo un ingrediente segreto”. A volte si aggiunge “della nonna”, oppure “che ho letto su un libro” o anche “che ho provato in Africa e non ho più abbandonato”. Tuttavia quest’ultima versione non si addice bene alle signore in quanto potrebbe essere equivocata da qualcuno dei commensali. In questa accezione, si sottintende che l’ingrediente segreto sia per forza qualcosa di buono, perchè si fa l’associazione: ingrediente buono produce piatto buono. Questo errore è più facilmente commesso quando si è sotto l’effetto del vino da tavola, che l’ospite ha sempre cura di scegliere anche con questo scopo. Ma questa associazione ingannevole, nasconde ciò che invece la realtà è. Per farla breve, l’ingrediente segreto potrebbe essere anche qualcosa che alla vista, al tatto, o anche al gusto, vi risulti riprovevole, sebbene all’interno della ricetta abbia l’effetto desiderato. Per esempio l’ingrediente segreto della Coca Cola potrebbe essere bitume? O quello del timballo di vostra suocera dei dadi Knorr scaduti? O quello di una torta dell’Ikea magari essere una popolazione di coliformi? In effetti nessuno può fornire la controprova, perchè nessuno osa introdurre eccipienti improponibili nel piatto che mangerà. Allo stesso modo, nel contesto adatto, una persona che voi detestate e che quando incrociate per strada, non solo cambiereste marciapiede, ma zona spaziotemporale, potrebbe essere una risorsa. Magari farebbe vincere tutte le partite alla vostra squadra di calcetto, anche senza ricorrere ai metodi di Moggi, oppure darebbe uno slancio al vostro team di lavoro facendone crescere la produttività da 1 a 100, così che il vostro capo l’anno prossimo vi chiederebbe 101 invece di 2. Ma potrebbe questo valere anche per un governo? Intendo, premesso ovviamente che non possa esserne il capo ma uno dei collaboratori, altrimenti berremmo puro bitume, una persona ritenuta di dubbia moralità costituirebbe una risorsa da non sottovalutare? Se così fosse, sarebbe necessario eleggerne qualcuno, come se si scegliesse tra i peggiori ad un colloquio di lavoro. Ma in Italia abbiamo elettori che sono in grado di scegliere queste persone? Sì, circa il 29 %.

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