Quelli che volevano cambiare il mondo.

Quella mattina Abramo e Cadabramo avevano deciso, come ogni lunedì, di cambiare il mondo, ma questa volta sul serio.

Misero la sveglia molto presto e si svegliarono di buon mattino. Si vestirono di tutto punto, con l’abito buono, ché se non fossero stati davvero gemelli, chiunque li avrebbe confusi. L’abito scuro li faceva sembrare due impiegati di banca ma li tradiva la loro espressione molto meno triste.

Si guardarono negli occhi, prima di prendere la strada che difficilmente avrebbe permesso loro di tornare.

Abramo non ebbe il coraggio di rinunciare, Cadabramo invece non ebbe la paura di procedere, per cui alla fine presero le borse ed uscirono di casa.

Il profumo della primavera pervadeva l’aria della città e per un attimo venne loro in mente di lasciar perdere, prendere la bici e andare in spiaggia. Imboccarono a piedi la via che portava al Parlamento, con l’abito troppo elegante per la temperatura di quella mattina. Incrociavano ragazze in bici in minigonna che li osservavano come fossero due invitati importanti che avevano smarrito una cerimonia. Si stringevano al muraglione al lato della strada per non intralciare il passaggio delle utilitarie, dei furgoncini e delle auto di rappresentanza che passavano.

Le borse pesanti contribuivano ad aumentare la temperatura percepita, ma era fondamentale portarle. Nemmeno loro sapevano di preciso cosa contenessero, non avevano fatto una lista o un inventario. L’ungherese che le aveva fornite aveva voluto di proposito restare sul vago e loro avevano avuto qualche remora ad aprirle. Sapevano solo che era quello che sarebbe servito per cambiare tutto, che tutto quello che era, e che sarebbe stato, non era più sostenibile, e che avrebbero dovuto agire subito per cambiare il corso delle cose, della loro vita e di tutti.

L’obiettivo dichiarato era il Parlamento, il luogo dove ogni giorno si radunavano quelli che avrebbero deciso delle loro modalità di esistenza, dei loro gusti, delle loro aspettative, della loro salute fisica e mentale. Abramo era quello che aveva ideato la cosa, Cadabramo lo aveva appoggiato e lo aveva reso più convinto. Si sa che in due ci si fa coraggio a vicenda e si trova conforto ognuno nelle conclusioni dell’altro.

Camminavano l’uno dietro l’altro, un po’ perchè il marciapiede era stretto, ma un po’ perchè Abramo cercava di nascondersi dietro Cadabramo a causa di una certa dose di timidezza, da non confondersi con la paura, anzi.

Arrivarono davanti al Palazzo. Sembrò loro di essere davanti ad una montagna, ad un immenso blocco di marmo che non avrebbero mai potuto scolpire con pazienza e perizia per farlo diventare una fantastica statua, come quelli facevano credere. Il destino della montagna era solo quello di essere distrutta in un milione di pezzi, il che sarebbe stato per loro il capolavoro, la più bella opera da lasciare ai posteri.

Si guardarono per alcuni secondi, forse sperando che uno dei due sguardi suggerisse di lasciar perdere ma non accadde. Strinsero forte le sacche ed entrarono con passo deciso. Incrociavano addetti, portaborse, uscieri, passando loro accanto rapidamente ma sorridendo come per salutarli, e in un certo senso anche per semplice compassione. Erano quasi arrivati al punto stabilito, al cuore, al nocciolo radioattivo della centrale. Abramo da dietro Cadabramo, che a sua volta era davanti ad una gigantesca vetrata poteva vedere i deputati ascoltare distrattamente uno dei colleghi che parlava. Probabilmente parlavano di loro, di come eliminarli, o di come renderli schiavi fino alle prossime ottanta generazioni, o magari parlavano dei problemi dei pescatori di vongole.

Cadabramo fece cenno ad Abramo di seguirlo e, nel medesimo gesto, senza soluzione di continuità, spalancò la vetrata. Ci fu un attimo di silenzio, l’oratore si fermò e si voltò verso i due, che adesso erano uno di fianco all’altro e avevano stretto in mano ciò che avevano prontamente tirato fuori dai borsoni. Gli addetti non fecero un passo.

Anche il Presidente dell’assemblea, che fino a poco prima aveva seguito distrattamente i lavori della mattina accarezzando per tutto il tempo il suo tablet, dovette aumentare la sua soglia di attenzione per rendersi conto di ciò che stava accadendo. Guardò i due, erano fermi. In controluce non riusciva nemmeno a distinguere chiaramente le loro facce, ma vederle non avrebbe comunque fatto differenza.

Abramo e Cadabramo fissarono tutti con un solo sguardo e in un istante scaricarono loro addosso senza pietà quello che avevano in mano, fino a vuotare tutte le sacche.

Abramo sorrise a Cadabramo e si voltò verso l’assemblea. “Oggi vi abbiamo dato ciò che meritate”, disse, “adesso raccogliete tutta la verità con cui vi abbiamo colpito e dateci una mano a cambiare il mondo.”

Allora uscirono e si diressero tutti insieme, in fila indiana perchè il marciapiede era stretto, verso il prossimo Parlamento.

 

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