Pescara. La storia della mia città.

Seimila anni fa, all’alba di un mattino freddo e piovoso, un gruppo di esseri evoluti del neolitico, annoiati dalla piattezza della fine della preistoria, decise di porre le basi per un nuovo insediamento umano, nella zona Nord della città di Pescara, l’attuale Colle del Telegrafo. Altri gruppi, dediti all’agricoltura, si stanziarono invece nella parte Sud, in zona Fontanelle. E comunque, dopo ventidue minuti, già si stavano sul cazzo.
In epoca romana, i primi abitanti di Pescara, che non chiameremo romani ma abbrevieremo con rom, fondarono, sulle rive dell’Aterno, un meraviglioso e colorato villaggio, molto simile all’outlet di Città Sant’Angelo. Pescara divenne subito importante per i rapidi collegamenti con Roma attraverso la via Tiburtina Valeria, tanto che in alcuni scritti si racconta che l’imperatore Augusto impiegasse più tempo a parcheggiare la biga a Ostia che a venire al mare a Pescara allo stabilimento Eribertus.
L’imperatore Tiberio, affascinato dalla bellezza del posto, fece realizzare un grandissimo e monumentale ponte dedicato a Giove. Si chiamava ponte sul mare e fu costruito da giovedì a lunedì, cioè in un ponte. Ammodernò anche il porto canale e vi edificò un tempio dedicato al culto della dea Buatta.
Ma una sera del VI secolo, mentre tutti gli uomini del villaggio erano dediti al rito della cottura dell’agnello al carbone, un’orda di barbari arrivò ad oscurare la storia di Pescara. Alcuni raccontano che fossero Longobardi, altri Islandesi, altri ancora suppongono fossero semplicemente dei teatini giunti in massa in quanto domenica.
In questo periodo possiamo collocare anche la leggenda del noto vescovo Cetteo, poi diventato santo, che i barbari fecero precipitare dal ponte, dopo averlo vestito da Befana.
Intorno all’anno 1000, la città cambia il nome, come si fa dopo ogni fallimento. Da Aterno S.r.l. si passa quindi a Pescara S.p.A.
Dal 1140, anno in cui Ruggero II re di Napoli conquistò la città, Pescara fu oggetto di devastazione sia a causa di eventi naturali che da attacchi di eserciti stranieri. Il fiume dopo ogni acquazzone era, come oggi, di una bellezza straripante. Fino al 1500 si susseguirono Rinaldo Orsini, Luigi di Savoia, Ottone IV, e suo fratello, il signorotto rumeno Rame XXII, di cui ancora oggi troviamo discendenti nei pressi dei punti SNAI.
Nel XV secolo il marchese d’Avalos, signore delle pinete, governò su Pescara nonostante diversi attacchi e razzie da parte dei Veneziani, dal visconte di Lautrec e dei Caldora, che per la prima volta nella storia usarono armi in calcestruzzo.
Agli inizi del settecento Pescara contava circa tremila abitanti, tutti amici o parenti, e tutti identificati con il proprio soprannome. Per gli uomini venivano individuate delle caratteristiche fisiche, anche sin da piccoli: Mario lu scuppate, Giuvanni lu nan’, Enz cocciasecc’. Le donne invece, se sposate, acquisivano il soprannome del marito: Lucia de lu scuppate, Assunt’ di Enz cocciasecc’, se non sposate, prendevano i nomignoli del volgo tipo Niculina acchiappacell, Maria coccadiferr’.
Pescara istituì la sua prima università, dotata di eccellenze nelle seguenti materie di studio: “Storia dei cannolicchi I e II”, “Filosofie del calcio, galeonismo e zemanesimo” “Perculamento del chietino”, “Complementi di Perculamento del chietino”, “Perculamento del chietino applicato”.
Nel 1798, Pescara viene conquistata dal generale Duhesme, dando inizio alla stagione della Repubblica Napoletana, di cui troviamo importanti tracce anche in alcuni bar. Duhesme prese il potere grazie al pescarese Manthonè, che è pescarese, non come tutti invece pensano, corso.
Nel frattempo, a nord del fiume, continuava a vivere un villaggio che saggiamente si faceva i cazzi suoi e faceva finta di non conoscere Pescara. Si chiamava Castellammare Adriatico. Tra Pescara e Castellammare anche le lingue erano differenti, il membro maschile si diceva la cell’ invece della picc’, l’organo femminile era la fregn’, invece della ciuccij’.
Dopo la repressione borbonica, tutti i carbonari abruzzesi furono rinchiusi nel bagno borbonico e il dramma fu che non si riuscì più a trovare il combustibile per la fornacella. Il carcere, detto sepolcro dei vivi, perché spesso sommerso da alluvioni, era tristemente famoso per le condizioni disumane in cui si trovavano i detenuti. Oggi è la sede del museo delle genti d’Abruzzo, ma solo per non cambiargli destinazione d’uso.
Si racconta che Vittorio Emanuele II, durante una sua visita nel 1860, salì a cavallo sul bastione tra due ali di folla festante e disse: “Che bel sito per una grande città!” e rivolto al marchese Farina, “…ma che paese è quello sfigato là su quella collina tutta piena di bandiere neroverdi?”
Alla fine del XIX secolo, il sindaco di Castellammare Leopoldo Muzii fece costruire un nuovo acquedotto, delle strade, le prime linee di illuminazione, potenziò il porto canale, rese la cittadina famosa dal punto di vista del turismo balneare. Il sindaco che fu eletto dopo di lui eliminò tutto questo e rifece tutto da capo. Dando inizio ad una lunga tradizione che a Pescara dura ancora oggi.
Dopo la prima guerra mondiale Castellammare e Pescara decisero di unirsi e formare la nuova città dal nome Aterno. Decisivo fu l’intervento di Gabriele D’Annunzio che in una lettera a Mussolini spiegò come Pescara fosse una costola di Castellammare.
Nel periodo fascista, la città è diventata capoluogo di provincia e vi sono state costruite le sedi di scuole, pubbliche amministrazioni e mercati, il Palazzo del Comune, della Provincia e della Prefettura. Nel 1943 Pescara fu bombardata e quasi completamente rasa al suolo dai tedeschi, che comunque ad oggi rimangono l’amministrazione comunale che causò meno danni nella storia della città.

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