La spiaggia di Pescara.

La spiaggia di Pescara si estende da “su a le Naiadi” (nei pressi della piscina omonima) fino a ‘’mbo dop’ lu stablimend di De Cecc” (appena oltre il lido La Playa), passando per alcuni punti fondamentali usati come pietra miliare nelle indicazioni stradali detti “la rotond di Piazza Duc” (rotonda Paolucci), “la nav di Cascell” (l’opera/fontana di Pietro Cascella raffigurante una antica nave), “lu port canal” (il porto canale), “lu port turistic” (il porto turistico) e “lu cavallin azzurr” (lido Cavallino Azzurro).
Viaggiando con un velivolo a bassa quota, difficilmente si riesce a scorgere il manto sabbioso, dato che l’intero tratto di demanio è coperto da “li palm” (grossi ombrelloni di legno di 8 metri di diametro) costituiti da un’anima in legno e una copertura di “frusci di marrocch” (stuoie o paglia). A seconda dell’estensione del lido, si può arrivare anche a piantare fino a 10 file di 20 palme ognuna. Dalla prima fila, cioè quella prospiciente la battigia, fino all’ultima, cioè quella praticamente in strada, i prezzi scendono dai valori vergognosi di ‘ormai mi sposo quella di Findomestic’ a quelli scandalosi di ‘ho rinunciato alla vacanza a Sidney’. Per questa ragione pochissimi riescono a noleggiare una palma da soli, ma nella maggior parte dei casi, ogni palma è abitata da gruppi di persone che si coalizzano per affrontare la spesa.
Ogni anno, precisamente intorno a Pasqua, il gestore dello stabilimento invia un SMS o una mail ai bagnanti dell’anno precedente per chiedere se confermano la palma anche per l’anno in corso. Questo fatto genera tensione e agitazione nei suddetti gruppi di persone, che iniziano a scambiarsi messaggi in tono interrogativo tipo:
– “oh m’ha chiamat’ cullù de lu stabiliment, vo sapè chi ffacem” (ehi, mi ha telefonato il titolare del lido, avrebbe necessità di conoscere le nostre intenzioni sul da farsi)
– “oh wagliù, ma chi ffacem? L’arpiem la palm?” (ehi ragazzi, che intenzioni avete? Sareste d’accordo a confermare la palma dello scorso anno?)
– “ma si nni piem’ pi nnint’ e ci ni jem ogne ddumenica a na part?” (ma se invece optiamo per la non riconferma e andiamo ogni domenica in un luogo differente tipo Cerrano o Punta Aderci?)
Discussioni e telefonate di solito si protraggono nei weekend del 25 aprile, del primo maggio, fino a che arriva giocoforza il momento di decidere. Va ricordato che è prassi comune che, ogni anno, da cadauno dei gruppi che coabitano una palma, un nucleo familiare si tira fuori per dissapori avvenuti l’anno precedente, adducendo normalmente delle scuse predefinite:
– “st’ann tinem na frec d lavor, nn’arpiem picchè tand ‘ngi vinem mai” (quest’anno siamo oberati dagli impegni di lavoro e preferiamo non essere dei vostri anche perché faremmo una spesa a vuoto)
– “Nu tinem li citil, vu set tutt ggiuvn, dem sol fastidij a vu ca vi vulet divertì” (Noi purtroppo abbiamo dei bambini piccoli, voi siete tutti giovani, intralceremmo solamente le vostre giornate di puro divertimento)
– “li so piat chi mammà” (ho preferito approfittare dell’ospitalità dei miei genitori)
Se in una stessa palma si verifica più di una di queste defezioni, si dice che la palma “s’ha sfasciat’” (è venuta meno la coesione). In questo caso si opta per la fusione tra due palme “C’ha unem a fratm’” (ci uniamo alla comitiva che include mio fratello), oppure per l’affitto annuale di un ombrellone più ridotto in diametro e relegato più distante dalla battigia “’St’ann ci pijem la palmett’” (Affittiamo la palmetta).
Lo sport più diffuso sulla spiaggia di Pescara è “’ddù tir’”, che si divide in varie specialità: “ddù tir a beach”, “ddù tir’ a pallon”, “’ddù tir a racchettun”. Avvicinandosi agli amici che sono distesi, la frase standard è “Wagliù, ci facem ‘ddu tir’?” Gli amici riconosceranno la specialità in base all’attrezzo che avrete in mano. Se lo chiederete brandendo dei racchettoni, o un pallone da beach volley, non vi saranno dubbi in merito.
Sotto la palma, tra uomini si usa chiamarsi tutti “lo zì”, con frasi tipo: “lo zì li vu na birr’?” (caro amico, gradiresti una birra?) “lo zì com’ha it ier’?” (caro amico, come si è svolta la serata passata?), “lo zì, li si vist a chillì?” (caro amico, hai avuto modo di scorgere le fattezze della ragazza che sta passando or ora?). Tra donne si usa invece chiamarsi a seconda dei rapporti in essere: “amò” (amica mia del cuore), per nome di battesimo, “amica mì” (mia amica) in caso questa sia presente. Se invece lei non è ancora arrivata o è appena andata via, i nomignoli in uso sono “chillì” (quella), “llà rombacujun’” (quella scocciatrice), “lla zoccola” (quella che avendo un fisico più prestante può permettersi di indossare un costume più succinto e in tal modo attirare l’attenzione degli altri mariti).
(segue nel prossimo articolo)
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