La spiaggia di Pescara (3).

Una volta noleggiata una palma, una delle tecniche per migliorare il confort sulla spiaggia, è quella di verificare con cura le presenze umane nelle palme circostanti. I più fortunati avranno sempre una o anche un paio di palme libere adiacenti durante l’intero anno. Il fatto di avere una palma non noleggiata consente alle famiglie con diversi figli a carico di ridurre il dilaniamento scrotale durante le ore post insalata di riso. Basta apostrofare i piccoli con la seguente frase: “Bardì, auà, pijet tutt’ ss’asciugaman e tutt’ si ciuccul’ e jet’ a jucà allà sott ca ngi stà nisciun’, accuscì nin’ det’ fastidij. M’arcumann’ ca è dop’ magnat’ e la ggent’ shtà a ddurmì, nin facet’ lu casin’. Si vvi sent’ pure n’attim’ a baccajà, ving allà sott’ e vi trit’ di bott’. E da lunedì vi mann’ a la colonia a Rivisondoli.” (Bambini, ascoltate, prendete tutti i teli e tutti giocattoli in vostro possesso e andate a organizzare i vostri giochi sotto quella palma che appare vuota, per cui non date disturbo alcuno. Mi raccomando, che essendo nella fase post prandiale, molte persone gradiscono schiacciare un pisolino, per cui evitate il chiasso. Se sento solo per qualche secondo vociare di litigi, vengo da voi e vi dò una lezione. E badate che da lunedì potreste ritrovarvi a far parte di una colonia in qualche grigia località montana dei dintorni.)
Ma la palma totalmente non affittata non ha un valore alto quanto ne ha la palma affittata ma poco frequentata. La palma poco frequentata infatti ha sotto di sé lettini, sdraio e sedie, ordinati e piegati in attesa che arrivi qualcuno dei noleggiatori. In questo caso, tale palma verrà utilizzata come magazzino di sedie e lettini in caso di visite inaspettate da parte di ospiti o parenti: “Aspì, ‘ddò vì? Assitt’t’, mo ti vaj’ a ppijà lu lettin’ che sta qua a la palm’ a ffiang’, tant’ nin ci vè mai nisciun’” (Aspetta, non andare, adesso vado a prendere il lettino poggiato sotto la palma di fianco, tanto difficilmente viene qualcuno che ne possa fare uso). I più scaltri prendono apposta meno lettini e sedie sotto la propria palma, così risparmiano utilizzando quelli delle palme fantasma. Alcune leggende dicono che queste palme fantasma non siano assolutamente frequentate da alcun essere umano, ma vengano noleggiate da ignoti benefattori, che credono, in tal modo, di acquistare indulgenza per la vita ultraterrena. Secondo la tradizione gotica invece, le palme sarebbero invece frequentatissime dopo le due di notte da strani gnomi che le userebbero per ripararsi dalla luce bianca della luna.
A controbilanciare la situazione di questi fortunati, vanno alcune altre palme che invece devono sopportare dei vicini particolari. In generale sono palme noleggiate interamente da una unica coppia composta da due anziani. Lei in genere è abbronzatissima già da maggio, lui bianchissimo e portato da lei per mano in quanto affetto da uno strano morbo, detto di Riegle. Tale morbo, nella sua forma più acuta, rende l’anziano convinto di essere affetto da uno strano morbo e di dover essere portato per mano dalla moglie al mare. La posizione di questi due individui è sempre la stessa: lui sulla sedia che legge il quotidiano, lei distesa sul lettino che fa le parole crociate, entrambi all’ombra. Nessuno dei due si alza o si muove mai, tranne per spostare sedia e lettino e seguire l’ombra proiettata dalla palma durante l’arco della giornata.
L’insidia costituita da questo tipo di vicini è quella di limitare le espressioni ludiche di tutti i bagnanti che abitano le palme circostanti. In genere, stranamente, non sono i più piccoli a creare noia, ma gli adulti. Per esempio può capitare, in alcune ore morte del giorno, tipo le 11.30 del mattino o le 14.30 del pomeriggio, che due adulti maschi sopra i quarantacinque anni stiano discutendo di politica, di calcio, o di figa se non ci sono le compagne. E sviziatamente, mentre lo fanno, uno dei due prende in mano un pallone e comincia ad accompagnare i suoi discorsi palleggiando delicatamente sopra la testa. In una escalation incontrollabile, i due passeranno attraverso palleggi da seduti da solo, palleggi leggeri in due, palleggio in piedi all’ombra, due tiri al sole vicino la palma, fammi provare una schiacciata piano, serie di smash con ricezione, tuffi, riprese con collo del piede, conteggio dei punti, campionato italiano, mondiali del Giappone, Mila e Shiro versione pulp, randellate che Zorzi una volta era lì ed è scappato in montagna, palloni che fischiano a un milllimetro dalle orecchie di tutti i bagnanti, fino ad arrivare al malaugurato tocco del pallone alla velocità di sei centimetri orari al tettuccio del lettino della signora anziana che sta facendo le parole crociate facilitate. Per qualche secondo si assiste ad un totale silenzio, rotto solamente dal rumore di scavo della sabbia di uno dei due quarantacinquenni che tenta di sotterrarsi. A un certo punto si vede il tettuccio parasole del lettino inclinarsi e la signora alzarsi in piedi, ruotando lo sguardo come un’aquila che cerca la sua prossima preda. Si toglie gli occhialoni di Gucci, finti, perché Gucci in realtà è senegalese, e guarda verso l’unico con la palla in mano. Che poi come cazzo è possibile che sia lui se la palla sta vicino al suo lettino non si sa, però lei lo identifica come il male e, indicando il coniuge, esclama: “Mo’ avasct’ ‘nzi po’ shtà n’attim ‘mbace qua a shtù shtabbilimend. E’ da prim’ cà vi shting a vvedè e già l’avej addunat ca mi tiravate na pallunat’. Mo mi facet’ jì all’uspedal, ca pure so vicchij nghi na pallunat mi facet’ pure murì. Da puù vuj vedè a ccuss’ chi l’aguard’.” (Adesso avete raggiunto il limite, non si riesce a stare un attimo in pace qui in questo lido. Vi stavo già seguendo con lo sguardo da tempo, e avevo intuito che prima o poi mi avreste colpito. Sapete che potreste farmi male, potrei essere ricoverata o addirittura morire? Poi voglio vedere chi assiste questo pover’uomo.) In un frangente infinitesimale l’uomo alza lo sguardo dal Messaggero e, furtivo, lancia una occhiata al ragazzo come per dire: “La prossima vot’ cchiù fort’ p’la Madonn’” (La prossima volta, cercate di colpire con maggiore potenza e precisione, perdinci.)

 

(segue)

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