Femminicidi for dummies.

Ogni 60 ore, nel nostro paese, una donna muore ammazzata da un uomo. Tutto questo è vergognoso. Perché noi uomini avremmo anche da fare, non è che possiamo stare sempre lì a vostra disposizione pronti a farvi fuori. Nel 2018 i femminicidi fino ad ora sono in totale 23,5. Hanno ritrovato morto un transessuale e vale la metà. Che comunque è meglio di niente.
Le statistiche dicono che, nella maggior parte dei casi di femminicidio, la vittima e l’autore sono coniugi o conviventi, fidanzati o che avevano intrattenuto una relazione sentimentale prima dell’omicidio. Vedete? Non è che noi uomini siamo pazzi. Tipo che ci alziamo la mattina e ammazziamo una donna a caso. Ci sono delle ragioni di fondo. E’ evidente che ci deve essere un nesso tra stare con voi e ammazzarvi.
Che poi perché a venire uccise sono sempre le donne? Alla fine il grilletto di una pistola è semplice da premere. Anche una donna può farlo. Vi pare che una donna non abbia durante la giornata decine di motivi per prendere a calci il compagno? Certo che ne ha. Come ne ha lui. Il motivo per cui ciò non accade è molto più semplice di quanto si possa pensare. E’ che l’uomo non ha la costanza di applicarsi su un lavoro a lungo termine. L’uomo è semplice, è causa/effetto, agisce per riflessi condizionati: si rompe il cazzo, bum, ti spara. Invece la donna no, la donna è capace di applicarsi in modo costante per un fine ben preciso. La donna è multitasking, riesce a cucinare e stirare mentre ti sta rompendo il cazzo, riesce a pulire i pavimenti, finire un report per l’ufficio e telefonare mentre ti rompe il cazzo, riesce a pulire i vetri, vestire i bimbi, mentre ti rompe il cazzo. La donna è talmente multitasking che riesce a romperti il cazzo anche mentre ti sta rompendo il cazzo. Ogni giorno che ha fatto Dio è capace di individuare quei tre millimetri quadri di palla ancora miracolosamente integri, ovviamente te li depila prima, per educazione, e te li incide lentamente. E così piano piano cominci a venderti la moto, a odiare la Guinness, il calcetto, i tuoi amici, i parenti lontani, disconosci le zie, salti i pranzi di Natale, non parli più coi fratelli, buchi le gomme a tuo cognato, dai del cornuto a tuo padre, dai della puttana a tua madre, e la tua donna ti convince che lo abbia fermamente voluto tu. Ma non ti fa convinto così, proprio convinto di merda, come un grillino.
Allora grazie al cazzo che leggiamo solo delle donne ammazzate, le donne gli uomini li vogliono vivi, in modo da falsare i conteggi. E’ questo non è giusto, perché è come se i vegani dicessero: “No agli agnellini massacrati a Pasqua, siete delle bestie senza cuore.” E noi: “Ok, tranquilli non ne ammazziamo nessuno.” E poi se ci serve il cosciotto al forno, all’agnellino gli amputiamo una gamba. Agnellini morti: zero, noi: amanti degli animali, cosciotto: buono.
Noi uomini invece siamo esseri semplici. Un mondo fatto di soli uomini sarebbe pieno di verdi praterie e noi che facciamo le squadre e giochiamo a pallone. In questo mondo fantastico ci sarebbero anche dei cappotti e non li useremmo per coprirci dal freddo, ma per farci le porte.
La donna no. La donna elabora, raccoglie dati, crea continuamente nuove cartelle ordinate in ordine alfabetico in cui cataloga ogni tuo errore, da quel primo appuntamento a cui sei arrivato con un minuto e 14 secondi di ritardo, fino a un minuto fa, in cui al supermercato invece di prenderle gli assorbenti viola con le ali tipo lungo le hai preso quelli lilla senza ali con filtrante alla lavanda. E la donna ha un alfabeto di 36 lettere. Perciò è un lavoro che richiede così tanto impegno e meticolosità che una donna, se non ammazza un uomo, non è per pietà, ma fondamentalmente perchè non ha tempo. E oltretutto perché ammazzarlo quando può usare ogni suo minimo errore, ogni suo sbaglio per volgere la situazione a suo favore? L’uomo è semplice anche perché dimentica. Dimentica gli errori della donna che ha accanto, dimentica gli anniversari, i compleanni della sua compagna, spesso dimentica pure perché l’ha sposata. L’uomo è una cosa alla volta. Non sa nemmeno scopare e fare l’amore insieme: o scopa o fa l’amore.
A proposito di sesso… o amore, ognuno scelga il suo. Noi uomini tutte le volte che ci troviamo in intimità, tutte.., quelle volte…, va bè quando succede, crediamo di avere delle mani magiche atte alla prestidigitazione come Silvan, Sim Sala Bim proprio. Cioè noi siamo lì a limonare e pensiamo “adesso mentre le parlo della vendemmia in Piemonte, di economia boliviana, di statistica medica, di Gianni Sperti, con le dita le slaccio in un baleno il reggiseno.” Ma manco per il cazzo. Che poi ovviamente mentre slacciamo il reggiseno dobbiamo interrompere di limonare. Allora provi prima con pollice e indice, poi con tre dita, chiedi l’aiuto all’anulare, sembri quasi Santana impegnato in “Samba pa ti”, ti cominciano a sanguinare i polpastrelli incisi da quei ferrettini di merda, fino a che lei dopo ventidue minuti ti guarda negli occhi e dice: “Fermati… faccio io.” E con estrema non-chalance si infila la mano nella scollatura, poi nella manica, poi nella scollatura again e tac… tira fuori il reggiseno da sopra. Che tu rimani di merda. Nemmeno avessi visto le tette. Ma come cazzo fate? Quant’è vero Iddio ho deciso che pure io mi devo allenare a infilarmi la mano nei pantaloni e in men che non si dica cacciarmi le mutande da sopra. Vi devo dare questo smacco, cazzo.
Ma la cosa peggiore non è il reggiseno, esiste un indumento che a livello di comunità europea è stato decretato come il moderno successore della cintura di castità, il body. Perché noi uomini tutte le volte che ci troviamo in intimità, tutte.., quelle volte…, va bè quando succede, crediamo di avere delle mani magiche, come quando slacciamo il reggiseno. Cioè noi pensiamo “adesso mentre le parlo di matematica attuariale, di problemi mediorientali, fisica dello stato solido, di Gianni Sperti, con le dita le slaccio il body.” Ma manco per il cazzo due. Provi con pollice e indice, poi tre dita, l’anulare, il mignolo, fai il bemolle minore settima aumentata come Jimi Hendrix, a un certo punto inizi a usare due mani come Bollani, fai il notturno di Chopin, cerchi di allungarlo, tirarlo, accorciarlo, con quei cazzo di tre ferrettini ricurvi che non ho capito perchè noon ci fanno le sicurezze dei bungee jumping o ci attaccano i ponti sospesi, che si fanno coraggio come tre marinai della Vespucci durante una tempesta tropicale, e tu continui ad andare su e giù come la nave di Ulisse nel XXVI canto dell’Inferno, finché lei dopo ventisei minuti di convulsi tentativi ti guarda negli occhi e dice: “Fermati…” E nei tuoi occhi appare una luce di speranza. “… senza che lo apri che sono già venuta tre volte.”

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