Democrazia.

Se c’è una cosa di cui sono sicuro, è che la democrazia ha il pregio di essere un sistema che elegge le persone che maggiormente rappresentano gli elettori. Che poi siano quelle giuste o meno, non è un problema derivante dalla democrazia. Lamentarsi dei propri governanti è una pratica inutile quanto improduttiva. È un modo di fare diffuso: quasi tutti si lamentano del proprio superiore, del proprio datore di lavoro, dell’allenatore. È un modo di scaricare le proprie infelicità altrove, convincersi di non avere nessuna colpa per lo stato delle cose e continuare ad immaginare di poter vivere un giorno in un mondo ideale, dove tutto va bene per merito proprio. Come se uno non pulisse la sua casa da anni e si lamentasse perchè è sporca. Ma comunque saprebbe come fare a renderla pulita. La realtà è che lamentarsi è più semplice, perchè non prevede un esito, una conseguenza, un miglioramento. Ma è il modo più rapido per tirarsi fuori. Diverso sarebbe impegnarsi per migliorare la propria condizione. Ma questo presuppone che si abbiano cultura, intelligenza, sacrificio, tempo, convinzione, che il risultato sia visibile e chiaro agli occhi di tutti. E spesso, nonostante gli sforzi che facciamo, potrebbe anche non essere mai raggiunto. Quindi tenetevi questi politici e non rompete il cazzo.

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Lo so che parlare di omosessualità può scadere in un discorso ormai trito e ritrito, e risultare oltretutto ripetitivo. Rischierei di dire cose ovvie, banali, che l’importante è l’amore, che in natura molti animali sono omosessuali, che la tendenza eterosessuale non è necessariamente definita dalla nostra nascita, che non esistono sessi distinti, insomma le solite cazzate.
Tuttavia volevo farlo in maniera più leggera, limitandomi ad un aspetto forse accessorio e marginale ma non per questo meno rilevante. Se me lo consentite, avevo intenzione solo di parlare di un aspetto dell’omosessualità, in particolare di mettere in luce alcune sottili differenze, di puntualizzare dei concetti. E cioè volevo rimarcare che di base non dobbiamo etichettare tutti gli omosessuali come gay, perché ci sono alcuni che sono froci, e altri che sono ricchioni.
Che differenza c’è tra questi tre aspetti dell’omosessualità? E’ importante averli bene in mente perché non sia mai che dai del frocio a un gay, magari, che ne sai, se ne può avere a male. Soprattutto se sei ricchione e quindi non avresti nemmeno il titolo per farlo. Diciamo che funziona più o meno tipo carta, sasso e forbice.
La prima discriminante si basa sulla effettiva capacità finanziaria. Vale a dire che se sei uno stilista di successo, un coiffeur lisci perfetti, un cantante famoso, un fratello minore di cantante famoso, un attore, un politico pugliese estremamente prolisso, allora sei gay. Se invece ti piacciono gli uomini, ma lavori cinquanta ore alla settimana alla catena di montaggio di Mirafiori, o fai milleduecento chilometri al giorno come camionista, o scarichi sei bilici ogni mattina come magazziniere, allora sei ricchione. Mentre, se lavori in una catena di montaggio o sei camionista o magazziniere, ma cammini in modo particolare, ti fai i colpi di sole ogni giovedì, porti una borsa a tracolla capiente e ti vesti con abiti colorati e alquanto bizzarri, non perderti nemmeno un gay pride, allora sei frocio.
Ecco, magari mentre lo dico potete farvi una piccola tabella, prendete una penna e un foglio e mettete le tre colonne con G, R ed F e poi aggiungendo le righe man mano. Così lo segnate una volta per tutte e non vi trovate impreparati nelle prossime crociere sul mediterraneo o durante le cene dei vostri corsi di capoeira e zumba fitness.
La seconda differenza viene fuori da come ti vede la tua ex ragazza. Se l’hai lasciata tu, allora lei dirà che hai tendenze gay, e quindi ha preferito che tu scegliessi la via più consona alla tua indole sessuale. Se ti ha lasciato lei, invece, lei sosterrà che tu non abbia apprezzato la sua femminilità e sensualità prorompente dimostrandoti un grandissimo ricchione. Se invece lasci la ragazza, ti metti col tuo migliore amico e lo fai apposta a postare su Facebook le foto in cui sei in piscina abbracciato a lui, o a farti vedere in giro da lei in tutti i locali della città, allora sei frocio.
Terzo, se puoi unirti in matrimonio col tuo fidanzato gay, in Comune, davanti al sindaco con fascia tricolore di ordinanza, con tanto di acconciatura, barba fatta dal barber shop, abito, cerimonia, testimoni e amici etero che festeggiano a lume di candela in un ristorante di lusso per far vedere di essere aperti e di non essere i soliti provinciali che invece sono, allora sei gay. Se invece riesci a malapena a convivere, o fare con lui una vita da fidanzato, sebbene all’insaputa dei tuoi genitori, con qualche amico o confidente che ne è messo al corrente, allora sei ricchione. I ricchioni possono lasciarsi ma si rimettono insieme entro breve, perché lo fanno apposta a non cambiare palestra, non si sa mai. Se invece ti dedichi all’amore libero, non hai un partner fisso ma salti di palo in palo, sei per lo più single e frequenti discoteche, palestre, appuntamenti al buio e apericene in locali vegetariani pieni di fiori, verdure e lavagne con scritte del cazzo, allora sei frocio.
Se baci il tuo partner in pubblico, giri per strada abbracciato a lui in tenere effusioni, sotto gli occhi di famiglie e pensionati, allora sei gay. Se preferisci essere più riservato e vivere la tua relazione all’ombra, anche all’insaputa della vicina o della moglie pettegola del locatore, organizzando cene private a casa tua, affacciandoti assieme a lui ad un balcone fronte mare per un fugace bacio nella brezza dolce dell’Adriatico, sei ricchione. Se vivi la tua sessualità in modo così occulto e segreto da lasciare il tuo numero di cellulare nei bagni di tutti gli autogrill di Autostrade per l’Italia, esclusi solo Brecciarola ed Esino ovest, corredandolo con la didascalia “Bocca di velluto esegue lezioni di flauto a camionisti villosi”, allora sei frocio.
Ci tengo a sottolineare che questa distinzione, basata su una mera precisazione, non vuole assolutamente essere discriminatoria. E’ come più o meno identificare varie specie di legumi dal loro sapore, colore e tipo coltivazione. Per me, gay, ricchioni e froci sono tutti esseri esattamente uguali tra loro e rispettabilissimi.

La scuola oggi.

Voi siete mai andati a scuola? Leggendovi non si direbbe.
Quando andavo io a scuola, era tutto più semplice. Non studiavi? Due. Facevi casino? Fuori. La professoressa raccontava tutto ai genitori? Tornavi a casa e botte pure dai tuoi genitori.
Invece oggi è tutto diverso. Ho letto ieri che un padre ha tirato uno schiaffo al figlio e gli hanno dato dieci giorni di reclusione. Su questa base, adesso mio padre sarebbe ancora a Guantanamo.
Mio padre quando ero piccolo mi diceva sempre: “Vai a scuola, se ti impegni a fondo e sudi come si deve, poi nella vita diventi bravo, amato e apprezzato e di conseguenza anche famoso e ricchissimo. Anche perché nella vita solo quello ormai ti è rimasto da fare, perchè a giocare a pallone sei un cesso.”
Non sono mai voluto andare all’asilo. Forse perché ai miei tempi in tutti gli asili c’erano le suore e non le ho mai sopportate. Mi scuso se c’è qualche suora che sta leggendo. Per cui il giorno che ho compiuto cinque anni, mi sono presentato direttamente alla porta della scuola elementare. La bidella mi ha guardato e mi ha detto: “Guarda che per entrare in questa scuola ci vogliono sei anni.” “Ammazza che cazzo di corridoio lungo che tenete!”
La scuola è stata una maestra per la mia vita. Se a scuola ho compreso quali sono i valori della resistenza, lo devo completamente ai miei insegnanti e ad uno in particolare. Grazie, professore di Elettrotecnica.
Anche il latino è stato importante, sennò non avessi mai potuto impararmi l’italiano. Avevo una professoressa di latino bravissima ma vecchia ma vecchia, ma vecchia. Pensate che era madrelingua.
Una volta non facevamo mai filone a caso, ma solo per le cose importanti: la pace nel mondo, la primavera, la guerra del Golfo. Io me l’immagino il presidente degli Stati Uniti nella stanza ovale che convoca lo Stato Maggiore: “Oh ragazzi, la terza B dello scientifico di Montesilvano ha fatto sciopero stamattina, cazzo. Dobbiamo ritirare le truppe da Baghdad, porca puttana.”
Nessuno marinava la scuola senza un motivo, tranne quelli dell’alberghiero. Perché dice che era più saporita.
Da ragazzi noi eravamo più responsabili, ci impegnavamo, ci tenevamo, non sopportavamo di andare male ad una interrogazione. Al liceo un mio compagno mi ricordo prese un brutto voto e si tuffò dalla finestra. Ottenendo 9,465. C’erano tutti i professori con le palette. Tipo Guillermo Mariotto di Ballando con le Stelle.
E oggi invece? A scuola succede l’inverosimile. A Palermo un professore di fisica ha cambiato sesso durante l’anno scolastico. Capite la gravità?
E allora l’altro giorno sul giornale? “La studentessa violentata da sei compagni di classe ha uno sfogo:” E ti credo.
In un asilo del modenese, una maestra della materna è stata coinvolta in casi di botte, bestemmie, insulti e maltrattamenti. Hanno arrestato due bimbi. Bastardi. I bimbi intendo. Che cazzo vi ha fatto la maestra? Fino a mescolarsi tutto coi fatti di cronaca nera: insegnante scomparsa, interrotte tutte le ricerche. Tanto, quando cazzo le corregge? Professoressa uccisa e fatta a pezzi, interrogati in quattro. Allora vedete che non è servito a un cazzo? A Napoli, hanno fermato la figlia di un boss con 120 dosi di marijuana nello zaino. La Polizia stupita: “Cazzo ci devi fare?” “È che oggi a scuola era la giornata ‘Il lavoro del mio papà'”. L’altro giorno ho detto a mia figlia: “Figlia mia, Equitalia mi ha inviato una cartella da centomila euro.” “Bravo papà prestamela, pensa che cazzo di figurone faccio domani a scuola!”
Una volta si facevano scherzi stupidi, innocenti: spaccavamo le righe, tiravamo i cancellini, i gessetti. Per esempio alle elementari abbiamo preso un compagno e gli abbiamo fatto ingoiare un astuccio. A momenti ci rimetteva le penne. Oggi invece ci sono i cosiddetti bulli, è pieno di fenomeni di bullismo. Due mattine fa ho visto tre ragazzi che davano fuoco ad un compagno sovrappeso. Sono andato per fermarli, ho detto: “Che cazzo fate?” E lui: “Mio padre è dietologo, ogni giorno mi rompe i coglioni con ‘sto fatto che si devono bruciare i grassi.”
E delle strutture scolastiche vogliamo parlarne? In Italia sono tantissime le scuole pericolanti, in diversi istituti cade l’intonaco. Vedi che avevo ragione io che stavo tutta la mattinata a fissare il soffitto?
La cosa positiva è che la scuola di oggi non conosce barriere, è alla portata di tutti. Ieri Mattarella ha telefonato a un ragazzo autistico appena diplomato. “È meraviglioso che una persona con gravi problemi riesca ad ottenere dei risultati eccezionali tra la diffidenza di tutti”, ha dichiarato il ragazzo autistico. Che poi è lo stesso ragazzo autistico che si era perso durante una gita. Eppure era grosso e vaccinato. Ma a onor del vero devo dire che anche quando andavo a scuola io, avevo un professore che ha tenuto decine di lezioni sulla sedia a rotelle. Ma che cazzo me ne fregava a me di come funziona una sedia a rotelle! Persino il marò Girone è riuscito ad ottenere un diploma e ora è perito. Come fosse un pescatore indiano qualunque.
Quando andavo a scuola io non c’erano, ma adesso ci sono. Parlo degli immigrati, gli stranieri. Ormai dobbiamo abituarci a convivere con una scuola multietnica. Per esempio in una scuola elementare di Padova su 66 bimbi solo uno è italiano. Gli altri sono di Padova. I miei professori erano tradizionalisti. Di crocifisso in aula ne potevamo tenere uno, di solito era quello che veniva beccato a copiare. Ma ormai in classe con mia figlia vanno ragazzi di tutte le religioni, oltre ai cattolici Brian e Kevin, i musulmani Mario e Vincenzo, i testimoni di Geova, Otto e Domenica.
Che poi oggi pare che in Italia tutti quanti aspirino a fare i professori. Sono i precari. Sapete chi sono i precari? I precari sono quelli che si radunano in piazza, sfidano i poliziotti, lanciano molotov, spaccano vetri, ribaltano cassonetti e fuggono disperdendosi. E poi, quando gli dici di fare due fotocopie, si incazzano. Per l’ultimo concorso di docenti per la scuola media, c’erano 165mila domande. E quando cazzo lo finiscono il compito? Ci sta pure chi non ci riesce e si spaccia lo stesso per professore. Uno l’altro giorno lo hanno arrestato e ha detto: “Ma io faccio lezione da 30 anni”. “E infatti ci sembrava un po’ lunga sta cazzo di lezione.”
Alla fine, pazienza, consoliamoci, anche all’estero non è che le cose vadano meglio. In medio oriente ci sono molti figli di jihadisti che brillano a scuola: finora 185 morti. La scorsa settimana alcuni studenti palestinesi sono rimasti colpiti dai missili israeliani: “Cazzo, belli!”. Per giunta stamattina, in un college del Wisconsin, ci sono stati attimi di paura per la presenza di due studenti non in possesso di armi. E tanto per completare l’opera la marijuana potrebbe diventare legale nelle scuole di Washington. Di questo passo dove andremo a finire? Io a Washington.

Femminicidi for dummies.

Ogni 60 ore, nel nostro paese, una donna muore ammazzata da un uomo. Tutto questo è vergognoso. Perché noi uomini avremmo anche da fare, non è che possiamo stare sempre lì a vostra disposizione pronti a farvi fuori. Nel 2018 i femminicidi fino ad ora sono in totale 23,5. Hanno ritrovato morto un transessuale e vale la metà. Che comunque è meglio di niente.
Le statistiche dicono che, nella maggior parte dei casi di femminicidio, la vittima e l’autore sono coniugi o conviventi, fidanzati o che avevano intrattenuto una relazione sentimentale prima dell’omicidio. Vedete? Non è che noi uomini siamo pazzi. Tipo che ci alziamo la mattina e ammazziamo una donna a caso. Ci sono delle ragioni di fondo. E’ evidente che ci deve essere un nesso tra stare con voi e ammazzarvi.
Che poi perché a venire uccise sono sempre le donne? Alla fine il grilletto di una pistola è semplice da premere. Anche una donna può farlo. Vi pare che una donna non abbia durante la giornata decine di motivi per prendere a calci il compagno? Certo che ne ha. Come ne ha lui. Il motivo per cui ciò non accade è molto più semplice di quanto si possa pensare. E’ che l’uomo non ha la costanza di applicarsi su un lavoro a lungo termine. L’uomo è semplice, è causa/effetto, agisce per riflessi condizionati: si rompe il cazzo, bum, ti spara. Invece la donna no, la donna è capace di applicarsi in modo costante per un fine ben preciso. La donna è multitasking, riesce a cucinare e stirare mentre ti sta rompendo il cazzo, riesce a pulire i pavimenti, finire un report per l’ufficio e telefonare mentre ti rompe il cazzo, riesce a pulire i vetri, vestire i bimbi, mentre ti rompe il cazzo. La donna è talmente multitasking che riesce a romperti il cazzo anche mentre ti sta rompendo il cazzo. Ogni giorno che ha fatto Dio è capace di individuare quei tre millimetri quadri di palla ancora miracolosamente integri, ovviamente te li depila prima, per educazione, e te li incide lentamente. E così piano piano cominci a venderti la moto, a odiare la Guinness, il calcetto, i tuoi amici, i parenti lontani, disconosci le zie, salti i pranzi di Natale, non parli più coi fratelli, buchi le gomme a tuo cognato, dai del cornuto a tuo padre, dai della puttana a tua madre, e la tua donna ti convince che lo abbia fermamente voluto tu. Ma non ti fa convinto così, proprio convinto di merda, come un grillino.
Allora grazie al cazzo che leggiamo solo delle donne ammazzate, le donne gli uomini li vogliono vivi, in modo da falsare i conteggi. E’ questo non è giusto, perché è come se i vegani dicessero: “No agli agnellini massacrati a Pasqua, siete delle bestie senza cuore.” E noi: “Ok, tranquilli non ne ammazziamo nessuno.” E poi se ci serve il cosciotto al forno, all’agnellino gli amputiamo una gamba. Agnellini morti: zero, noi: amanti degli animali, cosciotto: buono.
Noi uomini invece siamo esseri semplici. Un mondo fatto di soli uomini sarebbe pieno di verdi praterie e noi che facciamo le squadre e giochiamo a pallone. In questo mondo fantastico ci sarebbero anche dei cappotti e non li useremmo per coprirci dal freddo, ma per farci le porte.
La donna no. La donna elabora, raccoglie dati, crea continuamente nuove cartelle ordinate in ordine alfabetico in cui cataloga ogni tuo errore, da quel primo appuntamento a cui sei arrivato con un minuto e 14 secondi di ritardo, fino a un minuto fa, in cui al supermercato invece di prenderle gli assorbenti viola con le ali tipo lungo le hai preso quelli lilla senza ali con filtrante alla lavanda. E la donna ha un alfabeto di 36 lettere. Perciò è un lavoro che richiede così tanto impegno e meticolosità che una donna, se non ammazza un uomo, non è per pietà, ma fondamentalmente perchè non ha tempo. E oltretutto perché ammazzarlo quando può usare ogni suo minimo errore, ogni suo sbaglio per volgere la situazione a suo favore? L’uomo è semplice anche perché dimentica. Dimentica gli errori della donna che ha accanto, dimentica gli anniversari, i compleanni della sua compagna, spesso dimentica pure perché l’ha sposata. L’uomo è una cosa alla volta. Non sa nemmeno scopare e fare l’amore insieme: o scopa o fa l’amore.
A proposito di sesso… o amore, ognuno scelga il suo. Noi uomini tutte le volte che ci troviamo in intimità, tutte.., quelle volte…, va bè quando succede, crediamo di avere delle mani magiche atte alla prestidigitazione come Silvan, Sim Sala Bim proprio. Cioè noi siamo lì a limonare e pensiamo “adesso mentre le parlo della vendemmia in Piemonte, di economia boliviana, di statistica medica, di Gianni Sperti, con le dita le slaccio in un baleno il reggiseno.” Ma manco per il cazzo. Che poi ovviamente mentre slacciamo il reggiseno dobbiamo interrompere di limonare. Allora provi prima con pollice e indice, poi con tre dita, chiedi l’aiuto all’anulare, sembri quasi Santana impegnato in “Samba pa ti”, ti cominciano a sanguinare i polpastrelli incisi da quei ferrettini di merda, fino a che lei dopo ventidue minuti ti guarda negli occhi e dice: “Fermati… faccio io.” E con estrema non-chalance si infila la mano nella scollatura, poi nella manica, poi nella scollatura again e tac… tira fuori il reggiseno da sopra. Che tu rimani di merda. Nemmeno avessi visto le tette. Ma come cazzo fate? Quant’è vero Iddio ho deciso che pure io mi devo allenare a infilarmi la mano nei pantaloni e in men che non si dica cacciarmi le mutande da sopra. Vi devo dare questo smacco, cazzo.
Ma la cosa peggiore non è il reggiseno, esiste un indumento che a livello di comunità europea è stato decretato come il moderno successore della cintura di castità, il body. Perché noi uomini tutte le volte che ci troviamo in intimità, tutte.., quelle volte…, va bè quando succede, crediamo di avere delle mani magiche, come quando slacciamo il reggiseno. Cioè noi pensiamo “adesso mentre le parlo di matematica attuariale, di problemi mediorientali, fisica dello stato solido, di Gianni Sperti, con le dita le slaccio il body.” Ma manco per il cazzo due. Provi con pollice e indice, poi tre dita, l’anulare, il mignolo, fai il bemolle minore settima aumentata come Jimi Hendrix, a un certo punto inizi a usare due mani come Bollani, fai il notturno di Chopin, cerchi di allungarlo, tirarlo, accorciarlo, con quei cazzo di tre ferrettini ricurvi che non ho capito perchè noon ci fanno le sicurezze dei bungee jumping o ci attaccano i ponti sospesi, che si fanno coraggio come tre marinai della Vespucci durante una tempesta tropicale, e tu continui ad andare su e giù come la nave di Ulisse nel XXVI canto dell’Inferno, finché lei dopo ventisei minuti di convulsi tentativi ti guarda negli occhi e dice: “Fermati…” E nei tuoi occhi appare una luce di speranza. “… senza che lo apri che sono già venuta tre volte.”

Ego e social.

I social sono quanto di più egoistico possa esistere. Le persone che non riescono ad alimentare il proprio ego nella vita reale perchè fallite, incapaci, indolenti, inette, hanno come ultima speranza quella di buttarsi sui social. E cibano il proprio io di tutto quanto di utile quotidianamente vi trovano, apparendo sociali ma in realtà sbattendosene il cazzo di almeno il 98% dei propri contatti, utilizzandoli solo fino a che ingrassano la considerazione di loro stessi. Quando smettono di farlo, li bannano o li tolgono dalle amicizie. I social sono stati inventati per mostrare i cazzi propri, in modo che ognuno possa far vedere agli altri quanto è più figo o mangia meglio o va in vacanza o lavora o scopa, tutto ciò che nella vita normale non riesce a fare se non in modo normale. Alla fine a tutti coloro che probabilmente si sarebbero suicidati, è stata data una nuova chance, cioè quella di morire per finta nella vita reale e resuscitare come il loro ideale nella vita giocattolo dei social.