Oldies

UN DELITTO PERFETTO, O QUASI (2004).

Uno studio, arredamento stile inglese, ambiente molto scuro. Un cadavere è riverso sul pavimento rivestito di moquette. Il commissario Stark ed il tenente Williams esaminano accuratamente  il corpo. Il primo è in piedi, con cappotto e cappello, il secondo è accovacciato nei pressi del poveretto).

Commissario: Tenente Williams, ho davvero ragione di credere che questa volta ci troviamo di fronte ad un delitto perfetto.

Williams: (col righello alla mano e chino sul cadavere) Ebbene sì commissario, il pugnale di fabbricazione armena è entrato ad una distanza di 28 centimetri e 6 millimetri esatti dalla spalla destra e 28 centimetri e 6 millimetri da quella sinistra e, se calcoliamo la somma dei quadrati costruiti sulle scapole, questa è esattamente pari alla radice cubica del valore in centimetri della distanza del foro causato dall’arma rispetto all’osso sacro. Veramente perfetto!

Commissario: A giudicare dallo stato del cadavere, direi che sia morto piuttosto subito.

Williams: La pazienza non è mai abbastanza quando si attende il proprio anatomopatologo, commissario. Eppure il poveretto ha avuto anche il tempo di fare una telefonata prima di morire.

Commissario: Da cosa lo deduci Wiliams?

Williams: (toccando un orecchio al defunto) Ha un orecchio caldo.

Commissario: Semplicemente?

Williams: (lanciando il cellulare del cadavere al commissario) Non avendo attivato l’opzione You and Me entro il 31 Dicembre, gli hanno fottuto anche tre Euro dalla scheda.

Commissario: Diavolo di un tenente. L’avrei giurato che fossi un tipo geniale quando nel ’39 ti notai nella scuola speciale per investigatori di Windsor.

Williams: Eh sì, in quel tempo non avrei mai pensato di dover abbandonare il mio lavoro di bidello.

Commissario: Nemmeno io il mio di lavagna, Williams. (si guarda intorno) Sai che ti dico tenente? Non è affatto male questo arredamento.

Williams: Beh, se non ci fosse il cadavere avrebbe un non so che di veramente tetro.

Commissario: (indica una finestra) Guarda quel dipinto, deve essere antico…anche la cornice, molto particolare.

Williams: (voltandosi) E’ una finestra commissario.

Commissario: Scusami sembrava un quadro di un harem mediorientale.

Williams:  Con le persiane aperte?

Commissario: Perché no? Mai viste delle persiane aperte in un harem? Hai compilato il verbale Williams?

Williams: (sfogliando le pagine del suo bloc-notes) Sì, ho annotato tutto nei minimi dettagli: uomo di statura media, corporatura media, cultura media, quindi probabile professore di scuola media, occhi a mandorla, naso a patata, piedi a banana, testa a cocomero, culo a pera…

Commissario: Una natura morta…

Williams: … apparente morte per soffocamento…. anche se in realtà, dopo avergli estratto un pugnale di queste dimensioni dalla schiena, ho dei dubbi su questa affermazione.

Commissario: Allora cancella l’ultima frase e scrivi apparente morte per accoltellamento.

Williams: (fa per cancellare) Apparente?

Commissario: Beh potrebbe anche essere morto prima di venire pugnalato. Ricordi il caso della baronessa Wellington?

Williams: Come no?! Ricordo che si suicidò ingoiando 20 pasticche di VAPE, tuttavia la polizia la rinvenne stecchita nell’antibagno con due colpi di rivoltella piantati nel petto.

Commissario: Come abbiamo risolto il caso Williams?

Williams: Pulendo bene l’antibagno. Anche se non scoprimmo mai come mai morirono quelle ventimila zanzare.

Commissario: Diavolo d’un tenente. Hai davvero una memoria di ferro.

Williams: Come potrei dimenticarlo? Abbiamo festeggiato tutta la notte nelle aule del Distretto.

Commissario: Ma se era giorno!

Williams: Ah…mi scusi mi sono confuso con il mio addio al celibato.

Commissario: Ma non sei sposato Williams!

Williams: Per quale motivo crede che non lo sia?

Commissario: Torniamo alla vittima Williams. Nessun segno particolare?

Williams: Sì, era della Vergine.

Commissario: (scocciato) Madonna, Williams…

Williams: Preferisco chiamarla Vergine commissario.

Commissario: Tatuaggi?

Williams: Qui… sulla pancia…(scopre la pancia al cadavere)  ha un ombelico tatuato.

Commissario: E’ un ombelico Williams. E’ un ombelico.

Williams: Sì, anche tatuato magnificamente, sembra quasi vero. E questo è niente, deve vedere il culo che ha tatuato sotto la schiena!

Commissario: Da chi abbiamo avuto la segnalazione?

Williams: Una chiamata da un telefono pubblico. Diceva: “C’è un cadavere in Trent Street numero 31. Il mio nome è 45 per 75 per logaritmo di 4,5 elevato alla radice quintupla di meno un mezzo!” In centrale stanno ancora risalendo al numero.

Commissario: Speriamo facciano presto.

Williams: Non è facile, pensi che per estrarre la radice hanno chiamato il Dr. Jameson il dentista. Esegue certe otturazioni da rimanere a bocca aperta.

Commissario: Non faceva il ponte oggi?

Williams: Non fa ridere commissario. Quando sono arrivato la porta di ingresso era aperta. Se devo essere sincero, non ho trovato le chiavi né in giro per l’appartamento né addosso alla vittima.

Commissario: Annotalo, potrebbe essere importante.

Williams: Non è così importante commissario, ci troviamo in uno dei tanti appartamenti custodito da una porta blindata dotata di banalissima serratura a comando vocale.

Commissario: Comando vocale?

Williams: Sì, senza uso di chiave. Il proprietario della casa dice “A” e la porta si apre.

Commissario: E se dice “B”?

Williams: Ho detto vocale commissario.

Commissario: Scusami, demonio di un Williams. Dunque chi ha aperto la porta?

Williams: Può averla aperta la vittima e non aver fatto in tempo a chiuderla poiché morto prima di farlo, oppure morendo ha detto “AA” e la porta si è spalancata…

Commissario: Deduzione intelligente Williams, quasi come quando quella volta smascherammo Pierrot.

Williams: Che figura di merda in quella festa di carnevale.

Commissario: Qualche ipotesi sulle generalità?

Williams: Dovrebbe trattarsi di Hermann Krug, un ex capitano dell’aviazione tedesca. Durante la Seconda Guerra Mondiale mise per ben due volte a repentaglio la sua vita. La prima fu quando in una schermaglia nei cieli di Nizza un aereo inglese mitragliò l’ala del suo biplano, e lui si salvò lanciandosi col paracadute pochi secondi prima che il suo aereo si frantumasse sulla sua nuova casa al mare.

Commissario: E la seconda?

Williams: Dal ridere, quando lo informarono che da pochi giorni l’Italia si era alleata alla Germania per aiutarla a vincere la guerra.

Commissario: Era sposato?

Williams: Vedovo, sua moglie morì sei anni fa.

Commissario: Mi dispiace tanto. In che modo?

Williams: Mentre stirava.

Commissario: Caspita, un infarto improvviso?

Williams: No, le esplose un ferro da stiro ad alta pressione di vapore Strummen-Beizfeld tra le mani.

Commissario: Che destino crudele!

Williams: In realtà non morì subito ma la sera stessa, dopo quattro ore.

Commissario: Che agonia terribile!

Williams: No, accadde che il marito rientrando dal lavoro trovò delle piegoline sui pantaloni della divisa, per cui la colpì ripetutamente e ferocemente con l’asse da stiro, spezzandolo addirittura in due parti.

Commissario: Sarà stato arrestato per questo.

Williams: Nemmeno, furbo come una volpe del deserto, per disperdere le tracce, ne inviò un pezzo a Roma e uno a Berlino.

Commissario: L’asse Roma-Berlino.

Williams: Esatto.

Commissario: Hai scattato delle fotografie della scena del delitto?

Williams: Ho finito il rullino.

Commissario: Avresti potuto comprarne uno nuovo.

Williams: A quest’ora i negozi di fotografo sono chiusi, commissario.

Commissario: Che cosa pretendi Williams? Che gli assassini compiano degli omicidi soltanto quando i negozi di fotografo sono aperti?

Williams: Beh se devo ammazzare un fotografo vado quando il negozio è aperto, sennò metta che non lo trovo, devo rimandare l’omicidio al giorno dopo. Magari poi mi passa la voglia e non lo uccido più. Sa quanti omicidi non vanno a buon fine per questi futili motivi.

Commissario: Devi essere più previdente Williams.

Williams: So quel che faccio commissario, non per nulla il fotografo ufficiale del Distretto sono io.

Commissario: Se è così, ti chiedo umilmente scusa, in effetti devo ammettere che sei l’unico poliziotto a cui le foto dei cadaveri non sono mai venute mosse.

Williams: Anche se non riuscirò mai a perdonarmi quell’unico banale errore: ricorda James Trigger, morto ustionato nella fonderia Krug?

Commissario: Certo, due inverni fa.

Williams: Le foto sono venute malissimo.

Commissario: Perché?

Williams: Fu un altro a mettere a fuoco.

Commissario: A tutti è concesso di sbagliare almeno una volta Williams.

Williams: E’ ciò che dice sempre mio cugino Frank.

Commissario: Frank Behmer il cartolaio?

Williams: No, Frank Stiller, il chirurgo.

Commissario: Ah.

Williams: Esegue operazioni a cuore aperto.

Commissario: Non capita spesso di trovare medici così generosi. Opera anche di appendicite?

Williams: No, all’università studiò per intero tutto il libro di chirurgia applicata ma si fermò alcune pagine prima di arrivare all’appendice.

Commissario: Sai che sei scemo Williams?

Williams: Se lei è il mio capo, significa che lo è più di me.

Commissario: Sai che non ci avevo pensato.

Williams: Tutti gli allievi sono più svegli dei loro maestri, altrimenti al mondo non potrebbe esistere il progresso.

Commissario: Che ore sono Williams?

Williams: Le undici e mezza circa.

Commissario: A che ora possiamo far risalire l’omicidio?

Williams: Sicuramente non dopo la mezzanotte.

Commissario: Banale ma non ovvio.

Williams: Direi che probabilmente il delitto è avvenuto circa mezz’ora fa, anche se non è semplice stabilirlo per come stanno le cose.

Commissario: Cioè?

Williams: L’orologio del morto continua a camminare.

Commissario: Cercheremo di farlo accertare al dottore che eseguirà l’autopsia, il dottor Rolex.

Williams: Non vedo l’ora.

Commissario: (guardando fuori dalla finestra) Continua a piovere Williams.

Williams: Porca miseria ho lasciato i finestrini aperti!

Commissario: Non preoccuparti, non è per questa ragione che piove.

Williams: Schifoso clima per uno schifoso lavoro in una schifosa città di una schifosa serata del 31 Dicembre!

Commissario: Devi essere più ottimista Williams.

Williams: Schifoso clima per uno schifoso lavoro in una schifosa città di una schifosa serata del giorno prima del nuovo anno.

Commissario: E’ già meglio.

Williams: Non vedo l’ora di andare in pensione.

Commissario: Quanti anni ti mancano ancora?

Williams: Ventinove.

Commissario: Mica pochi.

Williams: Ieri erano di più. Ma come ben sa, le cose più belle si ottengono piano piano. Attenderò fino a che quella data arriverà quando meno me lo aspetto.

Commissario: E quel giorno cosa farai?

Williams: Non ci ho ancora pensato, credo però che metterò a frutto i miei trentacinque anni di lavoro nella omicidi.

Commissario: Facendo cosa?

Williams: Mi sparerò alla tempia e dedicherò il resto dei miei giorni alla ricerca dell’assassino.

Commissario: Non vorrai mica fare come Ernest il muto.

Williams: Che gli è successo?

Commissario: Aveva un bel lavoro stabile nel cinema come doppiatore. Tuttavia nel ‘27 dovette andare improvvisamente in pensione.

Williams: Perché?

Commissario: Fu inventato il sonoro.

Williams: Che sfiga.

Commissario: Fu così amareggiato che convocò i giornalisti in una conferenza stampa per denunciare pubblicamente la sua vicenda.

Williams: E che disse?

Commissario: Nulla, che cazzo volevi che dicesse? Era muto.

Williams: Ah già.

Commissario: Hai terminato le procedure di routine Williams?

Williams: Assolutamente sì. Ho compilato il modulo di Edgards-Watford adoperando il metodo Olsen-Siefeld come nell’accezione di Lieben-Huygens.

Commissario: Tutto come da procedura.

Williams: Sì, eccetto per il fatto che verso la fine ho dovuto sostituire la versione canonica del metodo Olsen-Seifeld con la variante Kammen.

Commissario: Cioè?

Williams: Mi è scoppiata la penna nera ed ho dovuto terminare il documento con la penna blu.

Commissario: Ma quando arrivano quelli della Squadra Rimozione Cadaveri?

Williams: Chi lo sa? Li ho chiamati venti minuti fa, dovrebbero essere a pochi isolati.

Commissario: Se fanno presto, forse riusciamo a festeggiare l’arrivo del nuovo anno in un posto diverso da questo, magari a casa.

Williams: Non manca molto alla mezzanotte, credo sia difficile che si faccia in tempo a tornare.

Commissario: Quanti giorni sono che non vai a casa Williams?

Williams: Trentacinque.

Commissario: Abiti in una città lontanissima.

Williams: No, ho affittato un appartamentino qui vicino, in un grattacielo al centoventitreesimo piano. Solo che per risparmiare sull’obolo ne ho preso uno senza l’ascensore.

Commissario: E come fai ad arrivarci?

Williams: Ah non lo so, l’ho affittato solo da trentaquattro giorni.

Commissario: Io Williams, ho già la mia casa davanti agli occhi: una dimessa villetta circondata da un giardino di begonie e eucalipti, dove mi aspetta mia moglie Carol con le mie due figliole Sara e Wesson.

Williams: Che nome strano!

Commissario: Non me ne parlare. Volevo chiamarla Smith però poi abbiamo optato per Sara, come mio suocero. Le immagino tutte e tre attorno al tavolo buono della sala, imbandito e stracolmo di pietanze.

Williams: Chissà che bocconcini!

Commissario: Non proprio, mia moglie è alta 1,45 e pesa 94 chili e delle mie due figlie, una è alta 1,45 e l’altra pesa 94 chili.

Williams: Mi riferivo alla cena commissario.

Commissario: Alla vigilia dell’anno nuovo mia moglie cucina sempre dei piatti tradizionali.

Williams: Tipo?

Commissario: Crostini al salmone, mousse di salmone, pasta col salmone, salmone arrosto, salmone affumicato, bignè al salmone, caffè corretto al salmone, grappa all’aroma di salmone.

Williams: Scommetto che ha origini norvegesi commissario.

Commissario: Come fai a saperlo Williams?

Williams: Dal modo in cui ha pronunciato la parola  ‘grappa’.

Commissario: Perspicace Williams. Quasi come quando arrestammo quel finto sacerdote in teatro.

Williams: Che messa in scena!

Commissario: Mia moglie prepara dei menu ricchissimi di fibre, in modo che non sia una sorpresa il fatto che facciano cagare. Che bei ricordi con Carol! Siamo sempre stati molto uniti. Abbiamo sempre diviso tutto. Pensa che quando aspettavamo la nostra seconda figlia ci siamo divisi anche l’onere di decidere come chiamarla.

Williams: Davvero?

Commissario: Sì io ho scelto il nome e lei il cognome.

Williams: Bene.

Commissario: E’ quasi mezzanotte Williams, come mai non si fa vedere nessuno?

Williams: Non saprei commissario.

Commissario: (guarda l’orologio) Manca un minuto alla mezzanotte.

Williams: Allora credo che tra poco dovrò darle gli auguri.

Commissario: Per cosa?

Williams: Per il nuovo anno.

Commissario: La ringrazio infinitamente ma vorrei prendermene il merito solo io.

(Il cadavere improvvisamente si alza in piedi e fugge via dalla porta della stanza).

Commissario: Hai visto Williams?

Williams: Ho visto sì.

Commissario: Che ne dici?

Williams: Avevo sospettato che fosse Jack l’imitatore. Ha aperto la porta imitando la voce del signor Hermann Krug, poi ha finto di essere lo stesso Krug stecchito nel suo studio.

Commissario: Sì ma a questo punto mi viene un dubbio. Dov’è il vero Hermann Krug?

Williams: (indica verso una porta)

Commissario: (va verso la porta e guarda all’interno, poi si volta esterrefatto verso Williams) E’ stecchito nel bagno.

Williams: Adesso avrà capito chi ha ucciso il capitano Krugg.

Commissario: Geniale Williams.

Williams: Buon anno Commissario.

Commissario: Buon anno Williams.

Williams: Per lo meno non ho più un cadavere tra le gambe.

Commissario: Sai una cosa Williams? Spero di poter dire lo stessa cosa questa sera a mia moglie.

Fabrizio Ferri, 2004.

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